Come elaborare il lutto per la morte del proprio cane
Buongiorno dottore, mi chiamo Loredana e ho 58 anni, soffro di FIBROMIALGIA e sono in cura presso la terapia del dolore di Cagliari. Il nove aprile scorso è deceduta la mia cagnolina Camilla che avevo con me da quasi dieci anni, eravamo molto legate e vivevamo quasi in simbiosi, l'ho amata tanto e lei forse anche di più. Sto soffrendo tanto e temo di essere ormai sull' orlo della depressione, nonostante in famiglia abbiano sofferto tutti per la morte del cane e cerchiamo di consolarci l'l'un l'altro, soprattutto mio marito mi sta molto vicino, io continuo a sentirmi sprofondare nel baratro. Assumo farmaci oppiacei e mio rilassanti per la cura della fibromialgia che mi procurano molto sonno e la malattia mi impone ritmi lenti e molto riposo, per questo non vorrei dover assumerne altri per l'umore. Le chiedo dottore un consiglio, delle indicazioni per superare questo tristissimo momento...La risposta
Buongiorno Sigra Loredana, la ringrazio per il suo contributo. Perdere un animale da compagnia rappresenta un vero e proprio lutto e non sempre è facile parlarne in pubblico rischiando di essere tacciati come degli “esagerati” e stigmatizzati. Il tempo in questi casi è la migliore medicina. Alcune persone riescono a distanza di qualche tempo a pensare ad un nuovo piccolo compagno e si consolano trovando le forze e le motivazioni per occuparsi amorevolmente di un nuovo cucciolo. Altre persone hanno bisogno di più tempo e di “tenere” ancora con sè per qualche tempo il ricordo del loro cane o gatto e per questo hanno necessità di parlarne per molto tempo ancora ad amici e parenti e di stare ancora un po’ tra i ricordi. Non esiste una regola generale, esiste solo un diverso stile di approccio al tempo che passa “in assenza” del proprio amato animaletto. Circa la terapia, la vedrei indicata solo se il lutto si complica durando eccessivamente (>6 mesi) o aggravandosi di sintomi e segni di depressione che incidono stabilmente e gravosamente sulla quotidianità e sulla qualità di vita del soggetto. In questi primi momenti darei preferenza ad un approccio basato sulla condivisione del suo dolore e sulla parola, eventualmente trovando sostegno interpellando uno psicologo/psicoterapeuta. Cordiali saluti. Federico Baranzini Psicoterapeuta Psichiatra a Milano
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